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Nell’involucro affabulatorio dell’umorismo yiddish, Haim Baharier, grande studioso di ermeneutica biblica e di pensiero ebraico, racconta la storia di Noè che, sollecitato (con una telefonata) da Dio a costruire l’Arca, scambia Arca per Barca. E sulla base di questo fraintendimento la storia dell’umanità prende una piega diversa dal disegno divino. Arca in ebraico significa Parola ed era dunque attraverso una Parola viva, amplificata, pulsante, vera che Dio voleva salvare l’umanità.
Il diluvio universale invece non ha avuto un effetto catartico, il nuovo mondo infatti ha riproposto in fotocopia un’umanità irriconoscente, violenta e miscredente.
Ma veniamo alla storia. Noè con l’aiuto della moglie e dei figli (che incarnano caratteri genetici della futura umanità: Ham l’esuberanza africana, Iafet la razionalità “Occidentale”, Sem la pulsione identitaria d’Israele) costruiscono l’Arca con un susseguirsi di vicende trattate con grande umorismo e amara ironia dall’autore che intende veicolare, per chi lo voglia cogliere, il messaggio etico e metaforico dell’Arca.
Tutti i personaggi sono interpretati dal funambolico e camaleontico Eugenio de’ Giorni che passa da un personaggio all’altro facendo ricorso ai grandi mezzi di cui è dotato: l’estesa gamma di tonalità vocali, la gestualità giullaresca, gli occhi spiritati, le buffe contorsioni. A questi livelli il linguaggio del corpo assume una funzione narrativa e descrittiva di situazioni e di caratteri.Un divertimento per gli spettatori che sono completamente in balia dell'estro creativo e interpretativo dell'attore. Lunghi, calorosi, meritati applausi.

Teatro Franco Parenti di Milano, in scena fino al 20 settembre

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